Andare in bicicletta non è così facile come si può credere… In Trentino, come nel resto d’Italia, chiunque può prendere la propria bicicletta e pedalare!
In Afghanistan, invece, c’è una squadra di ciclismo femminile che si pone l’obbiettivo di partecipare alle Olimpiadi 2020 in Giappone. Una vittoria per ragazze che hanno voluto sfidare i pregiudizi e mostrare al mondo un volto diverso del proprio Paese. Shannon Galpin, statunitense, innamorata del popolo afgano è l’artefice di questa svolta: “Grazie alla bici sono entrata nella loro vita di tutti i giorni” .
Il ciclismo, uno degli sport più diffusi al mondo, ha dato il via a una vera e propria rivoluzione a pedali. Oggi la prima squadra di ciclismo femminile è in pista a macinare chilometri, con l’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi del 2020 in Giappone; a scortarle e proteggerle è la stessa squadra maschile. Un piccolo esercito di progressisti a due ruote, che sfida i pregiudizi locali per la semplice bellezza di assaggiare il vento sul volto e sentire la fatica nei quadricipiti.
“Queste donne sono salite su una bici perché è divertente, non per scatenare una rivolta“, spiega Shannon Galpin, che si è aggiudicata il titolo di National Geographic Adventurer 2013 per il suo lavoro umanitario e per aver pedalato, unica persona al mondo, lungo i 225 chilometri della Valle del Panijshir in Afghanistan. “Sono consapevoli dei rischi, ma non pensano di scendere in strada per manifestare. Vogliono provare un senso di libertà, migliorare la propria salute e diventare forti. E magari un giorno viaggiare, mostrare al mondo un volto diverso del proprio Paese e vedere la bandiera afgana sventolare durante una competizione internazionale”.
Shannon Galpin è arrivata in Afghanistan dagli Stati Uniti per la prima volta nel 2008. Il suo desiderio era trovare un modo per aiutare le giovani donne e i bambini in uno dei primi luoghi al mondo per disparità di genere.
Oggi l’unione internazionale di ciclismo registra 45 atlete afgane iscritte alle tre categorie: junior, under 23 ed elite. La federazione nazionale è orgogliosa della sua squadra femminile e l’allenatore conta di portare un piccolo contingente in Giappone per le Olimpiadi del 2020. Tutto questo mentre la regista Sarah Menzies di Let Media, assieme a Shannon Galpin, Whitney Conner Clapper e Claudia Lopez lavorano al documentario Afghan Cycles e alla raccolta fondi per tenere in vita lo sport. Servono bici, attrezzature, un meccanico, uno stipendio per l’allenatore e un minibus per raggiungere strade sicure per gli allenamenti.
Un oggetto semplice come la bicicletta è diventato strumento di educazione, salute, diffusione di cultura, trasporto merci, medicinali, acqua e a volte semplicemente un mezzo per instillare quel senso di gioia e libertà che noi occidentali diamo per scontato. “La bicicletta ha contribuito all’emancipazione delle donne più di qualsiasi altra cosa al mondo”, scriveva Susan B. Anthony alla fine dell’ottocento. Pioniera dei diritti civili, si era battuta per assicurare il diritto di suffragio alle donne negli Stati Uniti, invitando la società femminile ad abbracciare la prima rivoluzione a pedali. Le sue parole sono quanto mai attuali: “La bici dona a una donna una sensazione di libertà e autostima. Il momento in cui sale sul sellino sa che non le potrà succedere nulla di male a meno che non decida di scendere. E se ne fugge via così, l’immagine di una femminilità libera e senza ostacoli”.
Ciò dimostra che.. la bici non è solo una bici, ma può essere uno strumento per raggiungere la libertà.
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Fonte: repubblica.it



